Living matter is a specific kind of rock ... an ancient and, at the same time, an eternally young rock.

Vladimir Vernadsky

 

DE RERUM NATURA: on the nature of things


My ongoing body of work takes its overarching title from De Rerum Natura (On the Nature of Things), the book by Roman poet and philosopher Lucretius (ca. 99-55 BCE). "Nothing can ever be created out of nothing, even by divine power. [...] Visible objects therefore do not perish utterly, since nature repairs one thing from another and allows nothing to be born without the aid of another’s death." A waterfall, a rainbow, a fallen tree, a stone, a crystal, clay—whether virtual or physical—these materials’ provenance is essential to convey to viewers that perfect crystallized moment of stillness; and the profound depth of particularity presented by the elusive power of being totally present in nature.

Traveling to remote areas has informed my work from the beginning. In nature I experience a concord essential and integral to my artistic practice. The resultant work becomes a visual record of my experience of landscape and a conduit for connection between nature and humanity. Like sedimentary rocks, my work is created with layer on layer of memory and emotion. And like metamorphic rock, each work is morphed or altered by new connections between each stratum. Unexpected associations and epiphanies emerge, creating the whole.

*"nullam rem e nilo gigni divinitus umquam. [...] haud igitur penitus pereunt quaecumque videntur, quando alit ex alio reficit natura nec ullam rem gigni patitur nisi morte adiuta aliena." (Titus Lucretius Carus, De Rerum Natura, I, 150, 262-264.)


Cicninnati, OH, 2015

 

 

SLEEPING TREE | 2005 | henna, milk, tree resin, graphite, masking tape on paper | 48 x 183 cm | private collection

 

ABOUT THE GLOBAL TREE PROJECT


The Global Tree Project began when I encountered a large uprooted oak in a forest. It lay as if sleeping on a gently sloping grass-covered hill. When I returned a few days later, the tree had disappeared. In place of its roots remained a scar, a mound of raw earth. I envisioned a new tree growing on this mound.

Like Inanna-Ishtar, goddess of Sumerian myth, I wanted to pluck this uprooted tree and bring it to my sacred garden. I wanted the tree to lie and sleep, envisioning a new world like the dream of the world that emerges from the Indian god Vishnu’s navel in the form of a lotus flower.

As historian of religion Mircea Eliade wrote, if the plant and we come from the same uterus, we are twins. We didn’t die from the separation, as do some conjoined twins, but, somehow we need to be together. In my Global Tree Project, I try to heal our wound from this separation, and reopen our connection with nature to be whole, and to have a new vision through it.

Washington, DC, 2009


Das Global Tree Project begann damit, dass ich im Wald auf eine grosse entwurzelte Eiche stiess. Sie lag da, als schliefe sie auf einem sanft ansteigenden grasbedeckten Hügel. Als ich ein paar Tage später wieder dorthin kam, war der Baum verschwunden. Anstelle seiner Wurzeln war eine Wunde geblieben, ein Haufen blosser Erde. Ich malte mir aus, ein neuer Baum wüchse aus diesem Erdhügel empor.

Wie Inanna-Ishtar, die Göttin sumerischer Mythen, wollte ich den entwurzelten Baum auflesen und ihn in meinen geweihten Garten bringen. Ich wollte, dass der Baum dort läge und schliefe, und stellte mir dabei eine neue Welt vor – so wie jener Traum von der Welt, der dem Nabel des indischen Gottes Vishnu in Form einer Lotusblüte entspringt.

Wie schon der Religionshistoriker Mircea Eliade schrieb: Wenn die Pflanze und wir demselben Uterus entstammen, sind wir Zwillinge. Wir sind durch die Trennung nicht gestorben, wie es bei siamesischen Zwillingen passieren kann, aber irgendwie gehören wir zusammen. In meinem Global Tree Project versuche ich, die Wunde, die diese Trennung hinterlassen hat, zu heilen und unsereVerbindung mit der Natur zu erneuern, damit wir unsere Ganzheit zurückerlangen und ein neues Sehen lernen.

Übersetzung: Elvira Lackmann, Berlin


La materia vivente è uno specifico tipo di roccia ... una antica, e nello stesso tempo eternamente una roccia giovane.

Vladimir Vernadsky

La mia passione per i minerali e fossili, influenzava, formava il mio lavoro per il lungo. Mentre studiavo la pittura e l’affresco a Kyoto, andavo spesso alle montagne, fiumi e miniere abbandonate, per raccogliere i fossili e minerali. Erano affascinanti non solo per la loro bellezza, ma sopratutto per il rapporto perfetto e completo tra loro e le loro matrici. Prenderli direttamente dalle loro matrici rocce era un atto completamente diverso da raccoglierli a una spiagga o un fiume. Per rimuoverli da queste masse di roccia, avevo besogno di ceselli e martelli. Quando ho visto per la prima volta innmerevoli cristalli di quarzo nella fessura in un angolo di una roccia immensa, mi hanno profondamente commosso, e la bellezza olistica ha apparso come qualcosa di sacro, intoccabile e tabu’.

Sono ritornato alcuni giorni dopo, pensando, potrei prendere quel quarzo. Questo significava distruggere quelli innumerevoli cristalli piccoli che c’erano attorno a quel cristallo. Ogni colpo, tanti cristalli minuti e trasparenti sono scomparsi, trasformandosi nella bianca polvere. Il cambiamento era come la dispersione delle nostre ceneri nell'aria, un profondo svanire della bellezza. Il tabu’ evapora. Questo materiale ultimo, polvere, che sembra di essere eternamente nel processo del scomparire, è diventato un materiale più importante per la mia pittura, scultura e installazione.

Ho iniziato a creare i pigmenti dalle mie collezioni e studiare le tecniche pittoriche nella storia dell’arte. Mi sono concentrato a lavorare con l'automatismo. Era una specie di ricerca alchemica sulla relazione tra tali materiali come pigmenti di terra, pigmenti minerali, pigmenti vegetali, calce, sabbia, acqua, olio, resine, cere degli alberi, cera d’ape, uovo e caseina.

Il mio viaggio creativo concentra sulla ricerca e l'affermazione delle manifestazioni di collegamenti universali tra l'uomo e la natura. Nei loro incontri apparentemente casuali, cerco di trovare qualcosa oltre l'accidentale, il nascosto. Quando siamo coscienti dell'esistenza di questi infiniti collegamenti, emergiamo dalla nostra visione antropocentrica e ci spostiamo verso la visione olistica. La morte evapora.

Come dice Albert Einstein, “Un essere umano è una parte di un intero chiamato ‘universo’, una parte limitato dal tempo e lo spazio. Egli sperimenta i suoi pensieri e sentimenti come qualcosa separata dal resto... una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di compassione, fino a includere tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza.”

Washington, DC, 2006


生物とは、特殊な種類の岩石 ... それは極めて老齢であると同時に、永久に若い岩石である。

ウラディミール・フェルナドゥスキー

物、化石への関心は常に私の芸術に影響を与えてきた。結晶や化石自身の美、そして母岩との完璧、完全な関係に魅了されていたのだ。京都でフレスコ画を専攻する学生だった頃、化石鉱物採集に山、廃鉱、川へ通った。それらを母岩から取り出す為には鑿が須要で、川原での石拾いとは全く質の違う採集行為だった。巨大な岩の片隅の、筋状の窪みに在る無数の煙水晶を初めて見たとき、激しく心を動かされたのを憶えている。私はそこに全体論的美、何か神聖なもの、触れてはいけないものをみた 数日後、その水晶を採集しようとその鉱床に戻ったのだが、その結晶一つを採集するためにそのまわりにある無数の結晶に鑿を入れることとなった。鑿を入れる度に、透明な結晶は、白い粉、塵になって消えゆき、その姿は、まるで私たちが灰となり大気に紛れ消えゆく様だった。その深遠な消失の美は、当初感じていたタブーを消し去るとともに、この究極の物質、永遠に消失する過程に留まっているかのような、粉、塵は、私の絵画、彫刻制作過程の中、極めて重要な素材となった。当時、自然の断片、鉱物、化石、土、植物等を精力的に採集し、それらから顔料等画材を造りながら、美術史上の様々な絵画技法を研究していた。オートマティズムを取り入れた制作にも集中するようになったが、それら一連の研究は、土性・鉱物顔料、植物染料、石灰、砂、水、油、樹脂、卵、カゼイン等、様々な物質間の関係に関する、錬金術的な研究だった。

私が求め続けているものは、もの、事、人との間に存在する無数のつながりの顕現。時に偶然とも思われる、人と人、ものと人、事と人、ものと事との出会いに、偶然を越えるもの、隠れたつながりを探すのである。世界に無数に存在するつながりを認識して初めて、ホモサピエンス中心の生き方から抜け出し全体論的な視点をもつことができるのではないかと、そして初めて死は乗り越えられのではないかと私は思う。

アルバート・アインシュタインは言う。人間は、私達が宇宙と呼ぶ全体の、時間と空間に限定された一部である。私達は、自分自身、自身の思考や感情を、世界から切り離されたものとして体験しているが、これはある種の意識の錯覚である。そして、この錯覚は一種の牢獄であり、私達を個人の欲望や近しい人達への愛情に縛りつけてしまう。私達は、すべての生物、自然全体を、その美のまま、包み込むまでに慈悲の輪を広げ、その牢獄から私達自身を解放することを自身の任務とするべきである。

ワシントン, DC, 2006        



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